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Amici dell’Inrca “Far ripartire il cantiere per l’ospedale di Ancona Sud”

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Tesei e Volpini
Tesei e Volpini
Tesei e Volpini

ANCONA 30 LUG.  Fermo un investimento di 52 milioni di euro. L’associazione “Amici del geriatrico – Inrca” lancia un appello al presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, affinché intervenga per sollecitare lo sblocco del cantiere di Ancona sud e far riprendere i lavori dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 3 dicembre 2015. “Sette mesi di silenzio sul passaggio del cantiere dalla vecchia alla nuova ditta, che dovrebbe realizzare finalmente l’ospedale, sono veramente troppi – ha affermato, in conferenza stampa, il presidente degli “Amici del geriatrico – Inrca”, Aldo Tesei -, chiediamo al presidente Ceriscioli di verificare, per il bene della comunità marchigiana, quali sono le vere motivazioni del grave ritardo nel passaggio fra aziende, e che i lavori riprendano con urgenza, dando piena esecuzione alla sentenza”.

Fiduciosi della riapertura del cantiere, occorre definire, anche alla luce delle positive delibere della Regione, i servizi che saranno affidati all’Inrca all’interno del nuovo ospedale, con le strutture per le acuzie e il pronto soccorso, in relazione alle necessità della popolazione del comprensorio Osimo-Castelfidardo-Loreto. Questo comporta ovviamente la definizione complessiva dell’organizzazione dell’Istituto. Per gli “Amici dell’Inrca”, “nell’attuale struttura della Montagnola, secondo la proposta dell’associazione, illustrata anche in un convegno a fine maggio e che ha ottenuto “la larga condivisione da parte di istituzioni locali, sindacati, Asur, medici, sindacati”, dovrebbero trovare luogo la Cittadella dell’anziano – ha spiegato Tesei -, con le attività di ricerca, palestra e fisioterapia, il centro Alzheimer, l’ex Tambroni, il Centro di primo intervento, coordinamento e assistenza. Uno spazio disegnato per l’assistenza e per i servizi destinati alle persone “fragili”. Le caratteristiche assistenziali dell’Inrca possono essere un valido arricchimento all’equipe medica deliberata dalla Giunta Regionale che affida ai medici di medicina generale nei 13 Ospedali di comunità delle Marche il compito dell’assistenza”.

Per il futuro della Montagnola, gli “Amici dell’Inrca” con il sostegno di quanti sopra indicati ritengono un ruolo di primo piano nel panorama sanitario italiano. “Grazie anche al valore dei progetti di ricerca che vengono portati avanti – ha affermato Tesei -, è possibile fare dell’Inrca un punto di riferimento di livello nazionale, di carattere sanitario, alimentare, riabilitativo, per concorrere al miglioramento della qualità della vita e dell’autosufficienza. Su questo fronte, è fondamentale che la direzione dell’Inrca predisponga, avvalendosi della direzione sanitaria e scientifica, un progetto per lo sviluppo delle attività dell’Istituto, capace di proiettarsi nel Paese”. “Il futuro dell’Inrca deve essere adesso, non fra dieci anni, o chissà quando – ha detto Tesei -, i cittadini, gli anziani, le persone non autosufficienti delle Marche hanno bisogno di un centro sempre più altamente specializzato, potenziato e moderno, su cui poter contare per affrontare con serenità la loro vita”.

 

Accoglienza dei temi affrontati dall’associazione è arrivata dal presidente della Commissione consigliare Sanità, Fabrizio Volpini, ricordando “che sui lavori le redini sono in mano al presidente della Regione e alla struttura tecnica”, ha detto che “l’atteggiamento del Governo regionale sull’Inrca è, al di là dei ritardi, assolutamente di grande interesse, con l’obiettivo di rilanciarlo e valorizzarne ruolo e funzioni, sul cui progetto si potrebbe aprire poi un tavolo con tutte le parti interessate”. In quest’ottica, ha affermato Volpini, che “ha visto fra le prime nomine proprio quella del direttore generale dell’Inrca, e oggi anche del direttore sanitario, sono prioritarie le specialità dell’Istituto come la tecnoassistenza che diventa fondamentale da applicare nella nostra sanità in sinergia con Regione e Università Politecnica anche per dare risposte alle nuove necessità assistenziali che ci impone il cambio di demografia epidemiologica, anziani e non autosufficienza”.

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