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Barriere architettoniche, Ass. Coscioni chiede commissariamento di Treia

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Treia
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MACERATA 20 OTT. L’Associazione Luca Coscioni và all’attacco del Comune di Treia per quanto riguarda le barriere architettoniche. chiedendone il commissariamento.

“Dopo che il 30 agosto  scorso abbiamo inviato al Sindaco di Treia una richiesta di accesso agli atti,  il sindaco Franco Capponi nella sua risposta del 7 ottobre, ammette e dichiara che il comune di Treia  non ha adottato il PEBA, (piano eliminazione barriere architettoniche), previsto dall’art. 32 commi 21 e 22 della legge 41 del 1986, obbligatorio per legge da quasi 30  anni!

Il comune di Treia (come del resto molte pubbliche  amministrazioni) purtroppo non rispetta la normativa sui PEBA, che è uno strumento urbanistico di programmazione a medio lungo termine atto a individuare tutta una serie di barriere architettoniche e sensoriali presenti nel territorio e la programmazione del loro superamento attraverso una serie di lavori e attività da svolgere nel corso degli anni. Chiediamo pertanto, come prevede la normativa, che la Regione nomini un commissario ad acta per l’adozione del PEBA nel comune di Treia”.

 

 

Il rispetto di questa normativa sui PEBA è importante intanto per una motivazione di ordine generale  e di rispetto della legge, siccome noi riteniamo che in uno stato moderno e civile, deve esserci uno stato di diritto, dove  lo Stato in primis inteso in senso lato comprendendo anche gli enti locali, deve  rispettare la legge e le regole che egli stesso ha emanato. Noi diciamo che il rispetto di questa regola è  fondamentale per uno Stato democratico. Se non c’è, uno stato di diritto non ci sono diritti ma sopraffazioni, favori e privilegi e questo non può essere accettato.

C’è da considerare inoltre che si devono tutelare i diritti delle persone con disabilità, come prescritto innanzitutto dalla nostra Carta Costituzionale e da molte leggi emanate per tutelare concretamente le loro prerogative.

Per molte persone in condizioni di disabilità infatti, ciò che pregiudica la loro autonomia  indipendenza e inclusione sociale, è  rappresentato prevalentemente dagli ostacoli di natura architettonica, le cosiddette barriere architettoniche e sensoriali che impediscono  la loro mobilità e quindi la loro libertà di movimento in modo autonomo.

Noi crediamo che in un paese civile, come l’Italia  si ritiene di essere, i diritti dei disabili oltre che essere difesi e sanciti dalle norme legislative devono essere tradotti in pratica e  materialmente applicati attraverso politiche che attuino i dettami previsti dalla legge. Noi crediamo che tanto più uno stato si occupa dei diritti dei più “deboli” tanto più sarà un paese civile, democratico, liberale e rispettoso dei diritti di tutti.

La mancata applicazione dei diritti dei disabili  lede la loro  dignità, offende la loro persona e li fa sentire realmente diversi, emarginati e cittadini di serie B, e questo non può essere tollerato.

 

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