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Beni Durevoli, Economia in Ripresa nelle Marche

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Fondi sviluppo e coesione
Economia in ripresa nelle Marche
Economia in ripresa nelle Marche

ANCONA 11 FEB.  Questi sono i principali risultati della ventiduesima edizione dell’Osservatorio di Findomestic Banca sul consumo di beni durevoli nelle Marche, presentato oggi a Firenze.

In corso d’anno la spesa complessiva per beni durevoli si è attestata a 1.432 milioni €, in aumento del +4,1% sull’anno precedente quando aveva registrato 1.376 milioni €. Si tratta di una crescita inferiore a quella media nazionale, attestatasi al +6,4%.

I settori di spesa

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    Auto e moto – La spesa per la mobilità resta quella che assorbe le risorse maggiori. Le auto nuove, in particolare, hanno riportato una spesa per 459 milioni € (+12,6% sul 2014); quella per le vetture usate è stata inferiore in termini di valori assoluti (409 milioni €), e ha fatto segnare un incremento del +2,5% rispetto all’anno precedente. Positivo anche il quadro per i motoveicoli: le vendite hanno aumentato i volumi del +9,5% rispetto al 2014, fermandosi a quota 35 milioni €.

  • Mobili – dopo quella per la mobilità, la spesa per i mobili è la voce più significativa di uscita delle famiglie marchigiane. I volumi di spesa sono stati pari a 314 milioni €, in aumento del +0,5% sull’anno precedente. Si tratta di un aumento meno incisivo di quello medio nazionale, attestatosi a +1,0%.

  • Elettrodomestici – la spesa per gli elettrodomestici grandi e piccoli è cresciuta del +0,7% (a quota 104 milioni €). La spesa nel settore dell’elettronica di consumo è calata del -12,0% sull’anno precedente, facendo così segnare una performance peggiore di quella media nazionale: -9,5%. I volumi di spesa regionali sono stati complessivamente pari a 56 milioni €.

  • Prodotti Informatici – per i prodotti informatici, il 2015 è stato un anno negativo: le vendite sono diminuite del -4,6%, a quota 56 milioni €. Un calo comunque più contenuto rispetto a quella media nazionale, attestatosi al -5,2%.

Le province

Ancona si conferma la provincia a maggiore disponibilità di reddito con 20.029 € (+0,2% sul 2014). A seguire Pesaro e Urbino con 19.285 € (-0,3%), Macerata con 18.300 € (+0,3 punti percentuali); chiude Ascoli Piceno, con 17.944 € (+0,7%).

Per quanto riguarda la spesa relativa all’acquisto di auto nuove, i maggiori volumi di spesa si sono registrati ad Ancona (155 milioni €, +9,3%). Macerata (+13,2%) è la provincia con i volumi minori (90 milioni €).

La crescita maggiore si è ravvisata ad Pesaro Urbino dove il mercato ha vissuto un aumento del 15,7%. Simile la ripartizione provinciale dei volumi di spesa per le auto usate: prima è Ancona (137 milioni, +0,4%), seguita da Pesaro e Urbino (96 milioni €, +3,9%), Ascoli Piceno è terza con 92 milioni (+4,6%), mentre Macerata è ultima con 84 milioni (+1,9%). Per quanto riguarda i motoveicoli, ad eccezione di Ascoli Piceno dove si è vissuto un calo di -7,3 punti percentuali, tutte le altre province fanno segnare un aumento dei consumi rispetto all’anno precedente, con Macerata che affronta un aumento del 10,1%.

Per quanto riguarda i mobili, Ancona (+0,4%) è prima per volumi di spesa (con 95 milioni €). A seguire Ascoli Piceno dove sono stati spesi 81 milioni €, per una crescita del +0,5%. Chiudono la classifica la provincia di Pesaro e Urbino e di Macerata, la prima con volumi di 74 milioni (+0,2%) e la seconda 64 milioni (+0,7%).

Nel settore degli elettrodomestici grandi e piccoli, si registra un aumento contenuto in tutte le province.

Ancona guida la classifica in termini di volumi con una crescita del +0,3% per un controvalore di 32 milioni di €; chiude invece Macerata con 21 milioni € (+0,2%).

L’elettronica di consumo presenta un quadro difficile in tutte le realtà provinciali marchigiane. Ancona (17 milioni € il volume di spesa di questo settore) ha perso il -13,5% sul 2014; Ascoli Piceno il –9,7% (15 milioni €); Pesaro e Urbino il -11,7% (14 milioni €); Macerata il –12,9% (11 milioni €).

Nel settore dell’Information technology, tutte le province riportano dati negativi: a cominciare da Ancona (-5,3%, per 17 milioni € di spesa totali). Seguono, Pesaro e Urbino (-4,0%, 14 milioni), Ascoli Piceno (-4,0%, 13 milioni) e Macerata (-4,8%, 11 milioni).

Alcune tendenze che si riscontrano anche nelle Marche

Negli ultimi 40 anni gli over “65enni” sono più che raddoppiati. Una famiglia su tre ha un anziano con necessità di assistenza giornaliera o parziale. Nel 77% dei casi ad occuparsene sono soprattutto i parenti: i figli nel 50% delle situazioni, le badanti (21%), il coniuge (16%), altri parenti (14%), oppure la casa di riposo (13%).

La spesa media mensile per nucleo famigliare dedicata all’assistenza degli anziani è di oltre 500 euro, una cifra che pesa sul budget medio famigliare. In questa economia di scambio gli anziani svolgono tuttavia anche un ruolo attivo dal momento che il 31% degli italiani over 65 dà una mano in famiglia ai figli e ai nipoti. Più in particolare il 71% si occupa dei nipoti, mentre il 31% aiuta direttamente i figli. Il loro contributo medio mensile stimato è di circa 385 euro per nucleo famigliare.

Gli anziani costituiscono quindi una preziosa risorsa: per quasi una famiglia su cinque rappresentano infatti un aiuto importante (19%). Nel 12% delle famiglie gli over 65 giocano un doppio ruolo: seppur necessitino di assistenza, svolgono una importante funzione di supporto per il nucleo, nel 19% dei casi aiutano senza aver bisogno di forme di attenzioni particolari e nel 22% dei casi hanno bisogno di “una mano”, ma non sono in grado di contraccambiare. Il contributo medio è valorizzabile in 330 euro.

Tra i supporti di cui godono gli anziani attualmente, sono senz’altro da menzionare tutti quei migranti che forniscono servizi alle persone: il 77% degli stranieri, secondo gli italiani, effettivamente ricopre ruoli di badante e di colf, seguono professioni come l’operaio edile nel 53% dei casi, il lavoratore agricolo (45%) il domestico (41%), oppure il cameriere/barista (29%). Nel centro Italia gli immigrati svolgono lavori legati all’agricoltura nel 48% dei casi, sono badanti (75%), domestici (39%) oppure operai edili nel 63% dei casi.

Il dato sorprendente della ricerca è che solo un quinto degli intervistati sa quantificare la presenza degli stranieri in Italia e ben 4/5 ne sovrastima il numero che è di 5.000.000 nel 2015, l’8% della popolazione totale. Nel 1995 erano 685.000 unità con un’incidenza sulla popolazione inferiore all’1%.

Per il 42% del campione parlare di “immigrati” evoca pensieri che spaziano nella sfera della diffidenza, mentre nel 61% fa pensare all’area positiva dell’arricchimento/risorsa e a quella delle difficoltà che i migranti incontrano nel loro inserimento e alle motivazioni che li hanno spinti alla fuga dai paesi di origine. Le principali conseguenze della loro presenza sono considerate l’emergere di una società multietnica e multiculturale, in parte meno sicura, ma che certamente fa più figli.

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