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“CARTA DI BOLOGNA”. EUSEBI INCONTRA LA COLLEGA DELL’EMILIA, PAOLA GAZZOLO

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carta-bologna-eusebi-gazzoloANCONA. 4 MAG. «Un documento importante per la realizzazione di nuove buone pratiche, per costruire una piattaforma europea condivisa che può essere il presupposto per l’avvio di collaborazioni future e in particolare per una strategia di interventi comuni sulla costa dell’Adriatico».

Con queste parole Paolo Eusebi e Paola Gazzolo, assessori alla Difesa del suolo e della costa delle Regioni Marche ed  Emilia-Romagna, hanno commentato la sigla della “Carta di Bologna 2012” avvenuta ieri nella sede emiliana.

Con questa firma anche la Regione Marche aderisce alla “Carta di Bologna 2012” insieme ad altre 14 Regioni di Paesi europei dell’area mediterranea. Nata a Bruxelles il 21 marzo scorso nell’ambito della conferenza del progetto “Maremed”, la Carta punta a rilanciare le politiche europee per lo sviluppo sostenibile e la protezione delle coste del Mediterraneo.

 

La “Carta di Bologna 2012” è nata grazie al nucleo di amministrazioni costiere che nel corso degli anni hanno potuto rafforzare ed estendere rapporti di cooperazione anche attraverso progetti europei come Coastance, Medgovernance, Shape, Resmar e Maremed.

Nello specifico, il documento pone le basi per una più stretta cooperazione fra le Regioni mediterranee in tema di politiche sulla gestione integrata delle zone costiere e dello spazio marittimo, dell’adattamento delle coste ai cambiamenti climatici e della mitigazione dei rischi costieri da alluvione, ingressione marina ed erosione.

“L’obiettivo di ampio respiro da raggiungere – sottolinea l’assessore Eusebi – è quello di formulare un macro-progetto concepito per una coerente strategia macro-tematica e multi-settoriale che persegua concreti obiettivi nel medio termine per la difesa costiera (2014-2020, coincidente con il prossimo periodo di programmazioni dei Fondi Strutturali europei) con la possibilità di accesso a diversi canali di finanziamento e in grado di mettere a sistema le innovazioni promosse. Tutto ciò considerando le zone costiere un comune patrimonio ambientale e culturale da preservare a beneficio delle presenti e future generazioni, sia per la sua capacità di produrre benessere sia per garantire la sicurezza delle popolazioni e degli insediamenti costieri”.

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