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E’ MANCATO A ROMA GIULIO ANDREOTTI. AVEVA 94 ANNI

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giulio-andreottiROMA. 6 MAG. Oggi alle 12:25, all’età di 94 anni, nella sua abitazione romana, si è spento Giulio Andreotti.

Andreotti era nato il 14 gennaio del 1919. E’ stato un politico di primo ordine ed è restato sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta.

Ben sette volte alla guida dell’esecutivo ed è stato uno dei leader democristiani più votati.

 

Politico “vecchio stampo” gli erano stati dati alcuni nomignoli dal “divino Giulio” per chi lo ammirava e lo sosteneva, fino ad arrivare a “Belzebù”, per i nemici e chi lo detestava.

Da tanti era considerato un politico cinico e machiavellico.

Da giovane, ragazzo religioso, studioso, molto serio, la schiena già lievemente incurvata e le idee chiare sul suo futuro. Unici divertimenti le partite della Roma e le corse dei cavalli all’ippodromo delle Capannelle.

Sembra che fu lo stesso Papa, Pio XII, a volerlo alla presidenza della Fuci, l’organizzazione degli universitari cattolici, al posto di Aldo Moro.

Dopo pochi anni si ritrovò catapultato nelle stanze dei bottoni grazie all’ottima impressione che aveva fatto al leder della Dc Alcide De Gasperi. Nel 1946, a 28 anni, era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con una delega particolare per lo spettacolo. La “legge Andreotti” del 1949 servì a finanziare il cinema italiano.

Nel 1954 fece il salto e diventò ministro. Il suo feudo elettorale era la campagna a sud di Roma, da dove proveniva la sua famiglia: Fiuggi, Anagni, Alatri, antichi possedimenti delle nobili famiglie capitoline, diventarono centri della sua rete elettorale e clientelare.

Politicamente rappresentava l’ala più conservatrice e clericale della Dc, i suoi avversari interni erano i fautori del centrosinistra, come Moro e Fanfani.

Fu nel 1972 che riuscì ad arrivare alla presidenza del Consiglio. Fu breve il governo, solo 9 giorni, dalla fiducia alle dimissioni.

Fu lui, l’uomo della destra Dc, a essere chiamato a guidare i governi di solidarietà nazionale, alla fine degli anni settanta, con l’appoggio esterno del Pci.

I leader della Dc avevano capito quale era la sua più grande dote: conciliare gli opposti, smussare gli angoli, digerire le difficoltà, insomma mediare gli opposti. Emblematico il suo rapporto con Craxi con cui strinse un patto di ferro, il famoso “CAF” (Craxi , Andreotti e Forlani).

I suoi detti: “il potere logora chi non ce l’ha” e che “a pensare male si fa peccato ma di solito ci si indovina”, resteranno eterni nella storia della politica.

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