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Fragilità psichiatrica: nelle carceri 1 detenuto su 3

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Nelle Marche il 2% delle persone convive con una fragilità psichiatrica, per un totale di oltre 3 mila 600 pazienti (il 54% donne) e più di 72 mila prestazioni solo nel 2017.

Una situazione che nelle carceri della regione diventa allarmante: più di 1 detenuto su 3 è infatti in cura per una malattia mentale, come disturbi psicotici, della personalità e depressione. Gli esperti ne hanno parlato oggi a Pesaro, nella casa circondariale Villa Fastiggi, in occasione della tappa marchigiana del progetto nazionale “INSIEME – Carcere e salute mentale”, promosso dalla Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, dalla Società Italiana di Psichiatria e dalla Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze con il supporto incondizionato di Otsuka e di Lundbeck. Il progetto ha permesso di sviluppare un nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per una migliore gestione e trattamento dei detenuti che soffrono di malattie mentali.

A Pesaro gli assistiti dal Dipartimento di Salute Mentale sono 1903 su circa 95mila abitanti. A Villa Fastiggi il 30% dei detenuti è in cura per disturbi psichiatrici. “In carcere il disturbo mentale può assumere diverse forme e vari livelli di gravità. C’è da considerare, infatti, che la sola privazione della libertà rappresenta una condizione di estrema fragilità. I disturbi psichiatrici più frequenti – afferma Leo Mencarelli, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Pesaro e dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura di Fano, Area Vasta 1, Azienda Sanitaria Unica Regionale delle Marche – sono quelli psicotici, della personalità e correlati all’uso di sostanze. Per una buona gestione è fondamentale l’integrazione tra diverse figure professionali come i magistrati di sorveglianza, gli psichiatri, gli assistenti sociali e gli agenti di polizia penitenziaria. Il nuovo PDTA va proprio in questa direzione, perché favorisce la collaborazione del personale e permette inoltre di evidenziare le aree problematiche, favorendo così un costante adattamento e miglioramento della gestione dei disturbi mentali”.

 

Concorda Armanda Rossi, direttrice della Casa Circondariale Villa Fastiggi: “Un percorso capace di integrare i punti di forza e il know how del personale sanitario e di quello penitenziario è fondamentale per garantire i massimi benefici sanitari e riabilitativi a ogni paziente detenuto che convive con un disturbo psichiatrico”.

La partecipazione al progetto “INSIEME” e la discussione sul nuovo PDTA sono due esempi dell’impegno delle Marche nei confronti delle persone che soffrono di malattie mentali. “La nostra Regione mette a disposizione numerosi servizi per chi è costretto a convivere con una fragilità psichiatrica. Ad oggi – spiega Leonardo Badioli, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Urbino e Servizi Territoriali di Fano, AV1 – sono attivi tre centri di salute mentale, un ambulatorio per i disturbi alimentari, due strutture residenziali riabilitative e alcune comunità protette. Tutto ciò è pensato per poter offrire ai nostri pazienti un’assistenza continua attraverso servizi e strutture distribuite in maniera capillare su tutto il territorio”.

Attraverso il coinvolgimento di numerosi professionisti provenienti da diversi istituti penitenziari di tutta Italia, il progetto “INSIEME – Carcere e salute mentale” ha sviluppato un nuovo Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per una gestione unitaria e multidisciplinare dei disturbi psichiatrici nelle carceri italiane. Tra le novità introdotte dal PDTA ci sono la valutazione e il monitoraggio della salute mentale del detenuto fin dal suo ingresso in carcere, l’utilizzo dei trattamenti di ultima generazione, la realizzazione di gruppi di sostegno tra i detenuti e la messa appunto di iniziative capaci di garantire la continuità assistenziale dopo la scarcerazione.”L’evento di Pesaro – commenta Giuseppe Quintavalle direttore Generale ASL Roma 4 e componente del board di “INSIEME” – si colloca all’interno di un progetto che vuole delineare in maniera chiara e precisa, a livello nazionale, i compiti, gli aspetti e le funzioni che fino a poco tempo fa venivano svolte in modo autonomo dai vari soggetti che, nelle carceri, si occupano della gestione delle malattie mentali. In poco tempo il PDTA sta dando buoni risultati e sta diventando un punto di riferimento in molti piani regionali di prevenzione del rischio suicidario in carcere”.

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