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Museo della Turba inaugurato a Cantiano

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Il Presidente della Giunta Regionale Luca Ceriscioli ha inaugurato ieri pomeriggio (sabato 13 aprile, ndr) a Cantiano, il Museo della Turba, ricavato nel Polo Museale S. Agostino e frutto della collaborazione tra l’Associazione Culturale TURBA e l’Amministrazione comunale di Cantiano, rappresentati rispettivamente oggi  dal Presidente Maurizio Tanfulli e dal Sindaco Alessandro Piccini. Presente anche il consigliere regionale Gino Traversini.

L’inaugurazione dello spazio Museale sulla Turba di Cantiano rappresenta un risultato importante nel contesto di una comunità che nel corso dei secoli ha continuato con grande impegno la tradizione di questa straordinaria rappresentazione storico-religiosa in quanto rende permanente e tangibile per tutto l’anno un’esperienza che tradizionalmente si svolge in un unico giorno, quello della Passione di Cristo. Così una delle manifestazioni più evocative ed emozionanti delle Marche diviene un vero racconto identitario del territorio.

La Regione, ha messo in evidenza il presidente, continuerà ad essere vicina all’esperienza del Museo e della rappresentazione della Turba, attraverso una norma che riconosce  nelle tradizioni storiche delle comunità marchigiane un punto di riferimento per l’identità dell’intera regione, che da sempre è composta da piccole realtà che riescono a fare cose straordinarie, come questa di Cantiano. La differenza tra una manifestazione che avviene una volta l’anno e una presenza costante durante i 365 giorni che invece racconta una storia, l’identità di un territorio è sostanziale. Il Museo potrà inoltre avere un ruolo importante nell’intercettare un nuovo interesse da parte di turisti che, dopo averlo visitato, si sentiranno attratti e portati a tornare a Cantiano durante la settimana santa per vivere di persona l’esperienza così potentemente evocata. Il Museo della Turba ripercorre la storia e i momenti più salienti della rappresentazione tipica della morte e resurrezione di Cristo che Cantiano rievoca secondo la tradizione del teatro popolare religioso e dei flagellanti fin dal secolo di San Francesco. Una tradizione perciò quasi millenaria che anche la neonata Rai, nel 1955, filmò con un documentario come una delle espressioni più notevoli della tradizione popolare italiana. Nell’incontro che ha accompagnato l’inaugurazione è stato evidenziato come il Museo della Turba si stacca dall’estemporaneità del momento specifico della manifestazione e trasmette la profondità dei valori, l’ampiezza dell’impegno, il cambiamento che c’è stato negli anni intorno a questa rievocazione, così come la costanza dei volontari che hanno continuato a stargli vicini: commovente a tal proposito – ha ricordato il presidente della regione – il telegramma di un volontario della Turba che, seppure ormai trasferitosi in America, ha inviato un dollaro per sostenere la manifestazione, per continuare ad essere agganciato alla sua comunità, perché grazie alla Turba riusciva ancora a sentire le sue radici, la sua storia, i suoi amici

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