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NASPI, UIL MARCHE “PENALIZZATI I LAVORATORI STAGIONALI”

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Dalla Cgil Cidsl e Uil, impegno alle popolazioni colpite dal sisma

cgil_cisl_uil_bandiereANCONA 30 APR. Entra in vigore da domani 1° maggio la NASPI e 355 mila lavoratori e lavoratrici stagionali in tutta Italia – circa 10 mila nelle Marche – rischiano di rimetterci fino a quasi 3 mila euro, rispetto alla vecchia indennità di disoccupazione (ASPI). E’ quanto emerge da una simulazione del Servizio Politiche Territoriali e del lavoro della Uil, che ha calcolato gli effetti della nuova NASPI su 4 ipotesi: il lavoro stagionale, il lavoro continuo svolto da coloro che hanno un’età sotto i 50 anni, tra i 50 e i 55 anni e sopra i 55 anni.

 “Con le nuove regole – sottolinea il Segretario Generale della Uil Marche Graziano Fioretti – il lavoratore può usufruire del sussidio per un periodo di tempo pari alla metà dei mesi lavorati, quindi, chi svolge un lavoro stagionale di 6 mesi prenderà il sussidio soltanto per 3 mesi. Prima, invece, si aveva diritto all’ASPI per altri 6 mesi e, ad esempio, con uno stipendio lordo di 1.300 euro mensili, avrebbe preso di sussidio 5.850 euro. Ora tale sussidio si riduce alla metà, facendo perdere al lavoratore 2.925 euro. Nelle Marche tali novità riguardano decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori, impiegati stagionalmente in importanti settori produttivi ed economici, come il turismo e quello alimentare innanzitutto. Si tratta, peraltro, di settori, con fortissima presenza femminile, una categoria già fortemente penalizzata dalla carenza di servizi sociali destinati a bambini ed anziani. ”

I più penalizzati risultano i lavoratori stagionali e i lavoratori sopra i 55 anni che perdono il posto di lavoro dopo 2 anni, mentre in alcuni casi la NASPI garantirà un sussidio maggiore, ma non riuscirà a bilanciare completamente le perdite economiche di quanti non saranno più protetti dalla indennità di mobilità, che terminerà alla fine del 2016. Oltre a ciò, si aggiunge la progressiva diminuzione di altri strumenti di protezione sociale,  come la cassa integrazione in deroga, e l’introduzione di un tetto alla contribuzione figurativa, con ripercussioni inevitabili sulle future pensioni.

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