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Poste Italiane, furto nell’ufficio di Falconara Marittima

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Poste Italiane
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ANCONA 16 MAR.  La scorsa notte individui non meglio identificati si sono introdotti nel Centro di Recapito di Poste Italiane di Falconara Marittima, trasferito dallo scorso mese di Agosto in un ex capannone industriale ubicato nella zona industriale CIAF adiacente all’aeroporto.

Alle ore 5.00 del mattino le Lavoratrici in procinto di prendere servizio hanno avuto l’amara sorpresa di rilevare evidenti segni di effrazione e si sono precipitate a dare l’allarme alle forze dell’ordine.

“Quello che si temeva è fatalmente accaduto. Da mesi le RSU SLC-CGIL della Filiale di Ancona avevano lamentato il mancato rispetto delle più elementari misure di sicurezza nella struttura, convertita in economia e frettolosamente da sito produttivo industriale a sede di uffici e del centro di distribuzione lettere e dispacci in cui lavorano oltre 40 dipendenti.

 

La struttura ospita gli apparati tecnologici per espletare i servizi, i mezzi aziendali utilizzati quotidianamente dai portalettere e soprattutto sono custoditi tutti i plichi, dispacci e oggetti di corrispondenza che sono giornalmente in lavorazione e transito per le esigenze del vasto bacino territoriale di riferimento.

Già dallo scorso mese di Agosto le RSU/RLS avevano evidenziato i rischi gravanti sul sito in relazione sia all’opportuna presenza di sistemi di sicurezza o videosorveglianza a protezione dei valori e delle attrezzature in custodia, sia al rischio fisico e concreto che grava sul singolo dipendente poiché (come ripetutamente accaduto negli ultimi mesi) si ritrova spesso ad operare da solo per alcune ore all’interno dello stabile, situazione ancor più aggravata da altri eventi criminosi già accaduti in diversi territori a danno di strutture analoghe che oggi risuonano come inutili campanelli di allarme.

Di fronte a tali problematiche l’azienda si è sempre dimostrata sorda ad ogni istanza tant’è che gli RLS sono stati costretti, lo scorso 21/12/2015 ad inviare un esposto di denuncia sia alla Procura della Repubblica che al Dipartimento Sicurezza e Prevenzione dell’ASUR di Ancona.

Oggi la cronaca registra questo fatto increscioso! Cos’altro deve accadere per convincere i vertici aziendali di Poste Italiane a metter mano per risolvere il problema?”.

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