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RIFORMA AUTORITA’ PORTUALE, PD INTERROGA LA REGIONE

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porto-anconaANCONA 12 LUG.  Il Gruppo consiliare del PD delle Marche, tramite il proprio presidente, Gianluca Busilacchi ed il vice presidente, Fabio Urbinati, pone un’interrogazione alla Giunta regionale per conoscere gli sviluppi sulla vicenda della riforma governativa che interessa anche l’Autorità Portuale di Ancona.

Il Gruppo democratico, infatti, intende far luce sul grado di veridicità e sul livello di fondatezza della notizia che sta imperversando in questi giorni sulla stampa circa il rischio di un possibile accorpamento tra l’Autorità Portuale dorica e quella di Ravenna, posto che dall’analisi dei documenti ufficiali pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) tale questione non è desumibile con chiarezza.

Obiettivo dell’interrogazione è, inoltre, conoscere quali azioni il governo regionale voglia attivare per evitare che la paventata ipotesi di fusione tra i porti anconetano e ravennate possa tradursi in realtà, cosa che sarebbe rischiosa per l’intera comunità, come già espresso dalla mozione approvata dall’Assemblea legislativa delle Marche, nella seduta dello scorso 22 giugno.

 

Entrando nel merito del Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL), predisposto dal MIT e approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, se questo, da un lato, propone la razionalizzazione, il riassetto e l’accorpamento delle attuali ventiquattro Autorità Portuali ad un numero di Autorità di Sistemi Portuali non superiore a quello dei porti core, che sono quattordici, dall’altro, non contiene indicazioni più precise sulle fusioni che si intendono realizzare.

Inoltre, lo stesso Piano elenca il porto di Ancona tra i quattordici porti italiani che rientrano nella rete centrale (core network) e che sono, quindi, ritenuti strategici ai fini del conseguimento degli obiettivi della rete trans-europea dei trasporti, nonché rispondenti all’evoluzione della domanda di traffico e alla necessità del trasporto multimodale. In particolare, nel Piano è illustrato come lo scalo anconetano sia inserito nel corridoio scandinavo-mediterraneo Helsinki-La Valletta, asserendo così la valenza del porto dorico. L’eventuale integrazione tra i porti di Ancona e Ravenna sembrerebbe, dunque, stridere con questa impostazione del Piano, dal momento che unire le Autorità Portuali di due diverse regioni, con caratteristiche economiche autonome, con riferimenti commerciali e di mercato differenti, con ogni probabilità limiterebbe le potenzialità dei singoli porti, con riflessi negativi, anche occupazionali, sulle singole economie regionali.

Nel proprio documento, il Gruppo PD rileva, inoltre, che la scelta di accorpare i porti dorico e ravennate non terrebbe conto della rilevanza del ruolo assunto dal porto di Ancona nell’ambito della Macroregione Adriatico-Ionica, tanto da essere stato individuato come baricentro dell’area geografica di sua competenza.

L’interrogazione del Gruppo democratico si situa in un momento importante del dibattito sul PSNPL, a ridosso dell’incontro che il Presidente della Regione, Luca Ceriscioli, terrà il prossimo 14 luglio proprio con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio.

Intento del Gruppo democratico è, dunque, quello di fare chiarezza sulla vicenda, fungere da sprono e contribuire a scongiurare l’ipotesi circolata sulla fusione portuale Ancona-Ravenna. L’auspicio è, infine, che tutti i soggetti coinvolti, dalle istituzioni alle associazioni di categoria, possano procedere compatti nel percorso di tutela dell’autonomia dell’Autorità portuale del capoluogo marchigiano.

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