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Distacco Sassofeltrio e Montecopiolo, Ceriscioli in Senato

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Sassofeltrio

Il 7 maggio la Commissione Affari Costituzionali del Senato ascolterà il Presidente della Regione sul distacco di Sassofeltrio e Montecopiolo.

Il Presidente sottolinea la volontà delle Marche di fermare l’iter e tornare a coinvolgere i territori ascoltando la loro voce. La Regione chiede al governo la sospensione per motivi di illegittimità e di opportunità dell’iter legislativo del disegno di legge finalizzato al distacco dei due Comuni, l’indizione di un nuovo referendum, la costituzione di un tavolo istituzionale per la revisione degli ambiti territoriali delle Regioni e, in attesa di proposte organiche di revisione, l’interruzione dell’iter delle modifiche territoriali, come è avvenuto nel caso di Cortina d’Ampezzo.

Secondo il presidente della Regione Marche infatti, gli effetti che derivano dalla separazione dei Comuni non si esauriscono nel mero passaggio da una Regione all’altra, ma nella riorganizzazione di tutte le attività amministrative connesse, con le relative conseguenze economiche. La variazione comporterebbe ripercussioni su molteplici servizi, come l’ambito sociale, il distretto sanitario, il ciclo dei rifiuti, il ciclo idrico integrato, la gestione dei beni demaniali e forestali nel monte Carpegna, che verrebbe diviso fra due Regioni, la gestione degli impianti sciistici di Montecopiolo, finanziati con fondi della Regione Marche, oltre ad altre ripercussioni dal punto di vista socioeconomico, per i cittadini e per le imprese.

 

Per ciò che concerne l’opportunità di proseguire nell’iter legislativo intrapreso, il Presidente sottolinea che una larga parte della popolazione residente ha espresso, con la sottoscrizione di una petizione firmata da oltre mille cittadini, la volontà contraria al distacco.

Alla luce di questo risultato il Presidente ritiene dunque necessario che le amministrazioni comunali interessate indicano un nuovo referendum e che, nelle more dell’espletamento dell’auspicata e rinnovata procedura referendaria, si sospenda l’iter di legge presso entrambi i rami del Parlamento. Infatti, trascorsi ben 12 anni dal primo referendum, è evidente che il corpo elettorale ha espresso una volontà diversa pur sotto forma di petizione e che, pertanto, il Senato e la Commissione Affari costituzionali di tale ramo del Parlamento, debbano tenere necessariamente conto delle motivazioni per cui la Regione Marche non ha espresso fino ad ora il parere, così come le ragioni e gli interessi dei Comuni limitrofi.

Le strategie per la ricostruzione del sistema economico e del territorio delle Marche, duramente colpito dalla crisi sismica ed ancora in stato di emergenza, presuppongono necessariamente il mantenimento dell’unitarietà del suo territorio, e non la sua divisione, dopo l’ulteriore lacerazione dei sette comuni della Valmarecchia all’Emilia-Romagna.

Conseguentemente alla riduzione del numero dei Comuni, dei residenti, e dell’impoverimento del tessuto economico, perdurante da anni per la crisi economica  e per il sisma, il Presidente ritiene che il Parlamento avrebbe il dovere di avviare un confronto sull’esigenza non tanto di ridurre le dimensioni territoriali, ma di omogeneizzare i territori a difesa e tutela dei cittadini.

 

 


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