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“La voce delle donne”, a Camerata Picena il teatro racconta 80 anni dal voto femminile

“La voce delle donne”, a Camerata Picena il teatro racconta 80 anni dal voto femminile
La voce delle donne

L’11 e 12 settembre in piazza Vittorio Veneto uno spettacolo di teatro di comunità ripercorre le lotte per i diritti fino al suffragio universale del 2 giugno 1946

A Camerata Picena, il teatro di comunità porta in scena le lotte per i diritti e il percorso che condusse le donne italiane al voto. Venerdì 11 e sabato 12 settembre, alle 19, piazza Vittorio Veneto ospita “La voce delle donne”, spettacolo realizzato in occasione degli 80 anni dal voto femminile.

L’iniziativa nasce dall’associazione Acchiappasogni, in collaborazione con l’amministrazione comunale, la biblioteca di Camerata Picena, il Centro Sociale Incontro, la Nuova ProLoco e l’Avis.

Lo spettacolo costruisce un percorso storico che culmina con il suffragio universale del 2 giugno 1946. La narrazione parte però da un elemento legato direttamente alla storia cittadina.

Al centro ci sono infatti i lasciti delle famiglie nobili o facoltose tra la metà dell’Ottocento e la metà del Novecento. Un arco temporale che coincide con il periodo nel quale si concentrarono le lotte per l’affermazione dei diritti, in particolare quelli delle donne.

Una piazza trasformata in palcoscenico

Per “La voce delle donne”, piazza Vittorio Veneto diventa parte integrante della rappresentazione. Un lungo spazio scenico attraversa la piazza e accoglie personaggi che restituiscono differenti componenti della società dell’epoca.

Entrano così nella narrazione contadine e contadini, operaie, lavoratrici e lavoratori. Accanto a loro compaiono donne nubili in età da marito e figure contrarie alla libertà.

Il pubblico non rimane fermo davanti alla scena, ma viene coinvolto in un breve percorso. Lo spettacolo si conclude con la rappresentazione di una festa successiva al voto e con la degustazione di uno spuntino rustico.

La formula scelta è quella del Teatro Sociale e di Comunità, che affianca alla dimensione culturale e artistica una finalità sociale. Una caratteristica centrale è il coinvolgimento diretto delle persone comuni nel processo creativo, come attori o attraverso altri ruoli della rappresentazione.

Una modalità sintetizzata nella definizione citata dagli organizzatori e attribuita a Claudio Tortone del DoRS e Alessandra Rossi Ghiglione del Social Community Theatre Centre dell’Università degli Studi di Torino: «Un teatro da fare più che da vedere».