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Protezione dell’ambiente e Rapporto su consumo di suolo

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Dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA)

Rapporto su consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA)

Da questi studi emerge che la copertura artificiale del suolo nelle Marche nel 2018 è del 7,24%, livello inferiore alla media nazionale (7,64%), con un incremento dello 0,20% nell’ultimo anno (+0,21% in Italia). Tale incremento corrisponde a 137 ettari di suolo consumato in più (valutati attraverso il bilancio tra il consumo di suolo e l’aumento delle superfici a copertura non artificiale dovuto a interventi di recupero, demolizione, de-impermeabilizzazione, rinaturalizzazione o altre azioni in grado di riportare il suolo consumato in un suolo in grado di assicurare i servizi ecosistemici forniti da suoli naturali). Nel 2018 in termini assoluti il suolo consumato nelle Marche è stimato estendersi per 67.905 ettari.

In termini di suolo consumato pro capite – indicatore che risente della bassa densità abitativa tipica di alcune regioni – il valore nelle Marche nel 2018 è di 443 m2 per abitante, superiore alla media nazionale (381 m2/ab). Tenendo conto del nuovo consumo di suolo che si è determinato nel 2018 rispetto al 2017, la crescita di 0,89 m2/ab è sostanzialmente in linea alla media nazionale (0,80 m2/ab).

Al di là della questione specifica e tecnica dei dati, e il rapporto citato ne riporta di svariati e molto interessanti – interviene Giorgio Cippitelli, Segretario di Confartigianato Imprese Marche – quello che è necessario è tenere presente che consumare suolo, non è solo, secondi noi, con la definizione riportata nel rapporto, quel “processo associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, limitata e non rinnovabile, dovuta all’occupazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale con una copertura artificiale” e che quindi va a ledere una superficie agricola o naturale, ma il consumo del suolo va ad impattare sull’attrattività stessa del territorio e anche sulle ben più ampie questioni climatiche, tanto di moda nell’ultimo periodo.

A questo proposito, quello che vogliamo evidenziare, è che le conseguenze dei cambiamenti climatici interessano tutte le regioni del mondo, con aumento del livello dei mari, diffusione di precipitazioni e fenomeni meteorologici estremi, e l’impatto sull’economia è pesante. In particolare, le perdite economiche da disastri legati al maltempo e alle modificazioni del clima cumulate dal 1980 in poi valgono in Italia 1.072 euro per abitante, il 25,8% in più degli 852 euro della media UE.

Sono indispensabili politiche degli investimenti che prevengano e contrastino gli effetti del cambiamento climatico sul territorio. Su questo fronte l’Italia presenta una situazione critica, con un rapporto tra investimenti pubblici sul PIL tra i più bassi dell’Unione europea.

Per restare all’attrattività: il territorio, ben gestito, mantenuto e lavorato, è un asset centrale per rendere fruibile alla comunità civile il suo spazio, ma anche la leva principale delle emozioni che un territorio curato, la sua storia, la sua cultura ed i suoi valori, insieme alla qualità enogastronomica ed alle attività produttive del made in, rappresentano il desiderio di vacanza e di vita di una larga parte dei flussi turistici nazionali ed internazionali.



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