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Rapina a rappresentante di gioielli: catturato ultimo dei latitanti

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L'arresto del quarto componente della banda

La Squdra Mobile di Fermo, in collaborazione con i colleghi napoletani, hanno arrestato un latitante, autore di una rapina effettuata da una banda di quattro persone.

Molte persone ricordano la violenta rapina avvenuta il 26 febbraio 2019 a Porto Sant’Elpidio.

Quattro individui, due dei quali in sella ad una moto di grossa cilindrata e due complici a bordo di una auto, avevano seguito per decine di chilometri un rappresentante di gioielli che aveva conservato il campionario nel bagagliaio della sua auto e, nel momento considerato propizio, i due in sella alla moto, erano riusciti a sottrarre i gioielli colpendo con violenza la vittima.

Da subito eran scattate le indagini della Squadra Mobile di Fermo, che hanno subito evidenziato come i delinquenti avevano messo in atto un disegno criminoso minuziosamente pianificato, molto probabilmente provato con successo in altre realtà del territorio nazionale.

Una vera e propria organizzazione criminale di provenienza campana, come accertato dagli investigatori già nelle prime fasi delle indagini, che, proprio per l’elevato spessore criminale, era anche addestrata a non lasciare tracce del suo passaggio nei luoghi del delitto.

Un gruppo delinquenziale ordinato secondo gerarchia e specifici ruoli che, dopo la consumazione del reato, in un anonimo punto di incontro molto distante dal luogo della rapina, si è suddiviso il bottino.

Ma, se l’organizzazione strategica è ottima, non lo è stata di meno la capacità professionale e la caparbietà della Squadra Mobile di Fermo ad analizzare ogni singolo elemento che è stato possibile raccogliere sfruttando la certezza che, anche il più determinato delinquente, può sbagliare e quegli errori gli possono essere fatali.

Tutto è stato verificato: il rilevante sistema di videosorveglianza cittadina installato dall’amministrazione comunale di Porto Sant’Elpidio, quello di impianti privati, quelli autostradali e delle aree di servizio, le testimonianze delle persone presenti nella zona acquisite nell’immediatezza della rapina e anche gli infinitesimali particolari che potessero essere utili per le indagini; come la banda, prima di colpire, aveva seguito la vittima per decine di chilometri, così gli agenti della Squadra Mobile sono riusciti a monitorare tutto il suo percorso, dal luogo del reato fino al rientro nelle zone di provenienza.

Ogni elemento, è stato minuziosamente analizzato anche con il rischio di dirottare le indagini verso direzioni sbagliate o strade chiuse.

Ma non è stato così; i quattro componenti della banda sono stati prima individuati, poi identificati.

I segugi della Squadra Mobile di Fermo con i colleghi partenopei hanno proceduto, dopo l’emissione delle misure cautelari disposte dall’Autorità Giudiziaria fermana, alla loro ricerca, prima nei luoghi di residenza e domicilio, poi in ambito nazionale ed internazionale.

Gli agenti, dopo pochi mesi dal grave reato, sono riusciti a rintracciare il primo malvivente e a portarlo presso un carcere campano.

Degli altri tre, che probabilmente avevano avuto sentore del cerchio che si era stretto intorno a loro, si sono perse per qualche tempo le tracce.

Ma sentendosi braccati, due sono stati costretti a costituirsi, mentre un altro “latitante”, è stato successivamente preso.

È dell’11 maggio scorso la notizia dell’arresto, da parte della Polizia di Stato campana di uno dei soggetti di maggior spessore del quartetto. L’uomo, come riportato dalle cronache, è stato controllato in sella ad un ciclomotore ma ha esibito documenti falsi.

A seguito di un più accurato controllo il soggetto è risultato destinatario di un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Fermo per scontare la pena di 7 anni e 7 mesi per la violenta rapina a Porto Sant’Elpidio.

A suo carico, inoltre, era presente un mandato di arresto europeo emesso nel 2019 da un Tribunale francese per reati analoghi, furto con strappo e associazione per delinquere.

Gli altri tre componenti del gruppo, in sede di giudizio, hanno patteggiato, ottenendo una riduzione della pena e, da allora si trovano ancora in carcere.



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