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Saldo negativo di imprese nel primo trimestre 2020 nelle Marche

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Secondo le elaborazioni dell’Ufficio Studi di Confartigianato Marche sui recenti dati di Unioncamere-Infocamere, nel I trimestre 2020 nella regione Marche si è registrato un saldo negativo pari a -1.395 imprese, pari ad un tasso di crescita del -0,83%, peggiore rispetto alla media nazionale (-0,50%), ma in linea al tasso registrato nel I trimestre 2019 (-0,83%). Considerando l’artigianato, il tasso di crescita che nelle Marche è pari al -0,84%, in linea alla media nazionale (-0,84%), ma migliore di quello del I trimestre del 2019 (-1,20%), quando si era registrato un accentuato peggioramento al confronto con il I trimestre del 2018 (-0,86%).

Questi dati – interviene Giorgio Cippitelli, Segretario di Confartigianato Imprese Marche – attualmente sono troppo limitati nel tempo per poter fare una valutazione sull’impatto della straordinaria situazione in atto. Inoltre, vanno valutati tenendo conto che il primo trimestre è tradizionalmente caratterizzato da un bilancio negativo tra iscrizioni e cessazioni d’imprese a causa del concentrarsi di queste ultime sul finire dell’anno precedente che possono determinare una variazione statistica anche nel I trimestre dell’anno successivo. Quanto illustrato, continua Cippitelli, lo possiamo considerare una “fotografia” della situazione prima della tempesta Covid-19. Attualmente, ci sono, infatti, imprese registrate nei settori sospesi (DPCM 11 marzo 2020 e DM Mise 25 marzo) e poi ci sono quelle attività che, pur potendo restare aperte, hanno momentaneamente chiuso per difficoltà di reperire la strumentazione per lavorare in sicurezza, per la gestione dei flussi di clientela, per riduzione degli ordini, per assenza del personale, per mancanza di materie prime.

Quello che è certo che è stiamo affrontando una situazione straordinaria e senza precedenti e bisogna agire subito per dare sostegno alle imprese. Nella nostra regione, evidenzia il Segretario di Confartigianato Marche, il fermo delle attività economiche e produttive può avere un effetto ancor più negativo. Il rischio è di un vero e proprio collasso di settori esposti alla competizione internazionale, così come il turismo e la cultura, fondamentali per la nostra economia. Bisogna, almeno e subito, ma non sarà sufficiente, dare soldi veri alle imprese per la liquidità, anche con contributi a fondo perduto ulteriori rispetto a quelli stabiliti dal Governo, sospendere gli adempimenti tributari e previdenziali e ogni altro pagamento nazionale, regionale, locale, così come gli adempimenti relativi alle varie normative di settore fino al 31 dicembre 2020.

Serve, inoltre, un rilancio investimenti pubblici regionali/locali, che prevedano imprese del territorio per obbligo e iniettino risorse adeguate e che agiscano in ambiti fondamentali come la sanità, la ricerca, l’innovazione. Solo in questo modo possiamo sperare di non registrare nei prossimi mesi chiusure definitive di tante aziende che hanno, invece, tutta la volontà e la capacità di continuare a far crescere l’economia della nostra regione.



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