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Sicurezza Lavoro, poche risorse per la prevenzione

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Lavoro

Nei giorni scorsi la Regione Marche ha reso pubblica la Relazione sulla Performance dell’ASUR per il 2018 le cui pagine meriterebbero approfondite valutazioni e riflessioni.

 

Tra le tante questioni che meriterebbero valutazioni e riflessioni approfondite c’è il tema della salute e sicurezza sul lavoro e, in generale, la questione della prevenzione. Tema che, a leggere la Relazione della Performance, risulta essere ancora la cenerentola della sanità marchigiana.

 

Innanzitutto va evidenziato lo scarso livello di finanziamento ad essa destinato: solo 96,9 milioni di euro, ovvero il 3,3% della spesa totale dell’ASUR e pari al 3,2% del complesso delle risorse disponibili per tutti gli enti del Servizio Sanitario regionale: valori decisamente al di sotto delle necessità.

 

All’interno del sistema prevenzione, preoccupa soprattutto la situazione critica dei Servizi per la Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro; servizi sempre più marginali nel panorama della sanità marchigiana e alle prese con organici insufficienti rispetto alle necessità: se si escludono le figure amministrative, tra medici, infermieri, tecnici e collaboratori vi lavorano solo 99 addetti, pari al 14% del personale dei dipartimenti prevenzione, e di questi i tecnici della prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro sono solo 56, ovvero l’8% di tutti gli addetti dei Dipartimenti Prevenzione.

Dati che si scontrano con la drammaticità del fenomeno degli infortuni e delle morti sul lavoro che sta colpendo sempre più pesantemente le Marche, come emerge dai dati forniti dell’INAIL: nei primi otto mesi dell’anno sono stati denunciati 12.414 infortuni, +1,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, in controtendenza, rispetto al livello nazionale in cui si registra un leggero calo.

 

Nelle Marche, crescono in particolare gli infortuni in occasione di lavoro (+1,8%) mentre quelli in itinere sono diminuiti (-0,8%), di cui i più colpiti sono i lavoratori dell’industria manifatturiera dove peraltro gli infortuni denunciati tornano a crescere (-0,4%). Crescono però in modo rilevante gli infortuni nel settore delle calzature e abbigliamento (+16,9%), nel legno-mobile (+11,5%), chimica, gomma, plastica (+12,1%), mentre sono in calo nella meccanica (-9,2%). Preoccupa poi il rilevante l’incremento nelle costruzioni (+14,9%), nel commercio e riparazioni (+6,7%), nei trasporti (+9,6%) e soprattutto in agricoltura (+10,9%).

 

Drammatico il bilancio degli infortuni mortali: sono 21 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi 8 mesi dell’anno: una strage continua che deve essere fermata.

Di fronte a questi dati è necessario che la salute e sicurezza sul lavoro e la prevenzione di infortuni e malattie professionali devono diventare una priorità per le Marche.

E’ necessario incrementare gli organici dedicati alle attività di vigilanza di tutti gli Enti a ciò deputati, dall’ASUR, all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, all’INAIL, per intensificare i controlli e aumentare il numero delle aziende e dei cantieri ispezionati (i controlli effettuati dal personale dell’ASUR ha interessato solo il 4,4% delle imprese e l’8,5% dei cantieri) e, soprattutto, serve un impegno e investimenti adeguati a garantire prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro, dai cantieri alle attività agricole a quelle manifatturiere o dei servizi: investimenti pubblici e soprattutto investimenti delle imprese.

Particolare attenzione va dedicata al tema della ricostruzione nelle aree colpite dal sisma valutando la straordinarietà degli interventi che tale sfida richiede.

Occorre poi verificare che tra coloro che sono deputati all’attività ispettive e di prevenzione ci siano figure con competenze tecniche multidisciplinari a partire dalle competenze tecniche applicative di cantiere o industriali. Da questo punto di vista è fondamentale garantire la massima integrazione, coordinamento e sinergia tra i Servizi la Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro , l’INAIL, l’Ispettorato del Lavoro, ma anche altri soggetti che hanno competenze tecniche ed esperienze utili, come l’ARPAM, le Università, ecc.

Anche i dati dell’INAIL mettono in evidenza come i più colpiti dai fenomeni infortunistici siano i giovani e i migranti, cioè coloro che maggiormente vivono in condizioni di lavoro precario, instabile o senza formazione adeguata. Per questo è necessario mettere fine alla crescita della precarietà e del lavoro frammentato e intervenire per garantire norme più stringenti in materia di appalti.

Di fronte a questi dati, non basta commuoversi di fronte all’ennesima tragedia, me occorre impegnarsi in un’azione forte e decisa da parte di tutti, dalle imprese alle Istituzioni, investendo in sicurezza, prevenzione, ma anche formazione, lavoro stabile e di qualità e condizioni di lavoro dignitose.

 



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