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Pensionati, 1.200 in Piazza ad Ancona sulle Politiche Sanitarie

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Dalla Cgil Cidsl e Uil, impegno alle popolazioni colpite dal sisma
Sindacati
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ANCONA 13 FEB.  Oltre 1.200 persone provenienti da tutte le Marche hanno sfidato ieri la pioggia per partecipare alla manifestazione organizzata da SPI Cgil FNP Cisl e UILP Uil Marche.

Il sindacato dei pensionati marchigiano ha protestato contro la riforma della sanità, chiedendo alla Regione Marche di rimettere la persona e la salute al centro delle politiche sanitarie.

Cure domiciliari, servizi residenziali e semiresidenziali per anziani, fondo regionale di solidarietà, tempi di attesa, sanità d’iniziativa e case della salute. Questi, in sintesi, i temi sui quali SPI FNP e UILP hanno chiesto risposte alla Regione, e sui quali sono pronti, sin da domani, a riaprire un confronto interrottosi più di due mesi fa. Confronto senza il quale minacciano di proseguire la mobilitazione, insieme alle Confederazioni e al Sindacato di Categoria, anch’essi presenti in Piazza del Papa per sostenere le richieste dei pensionati.

 

Per il Segretario generale di SPI Marche Emidio Celani «oggi è scesa in piazza del Papa una grande forza sociale, democratica e responsabile. Una piazza consapevole, capace di mobilitazione e di proposta, rappresentativa di oltre duecentomila pensionate e pensionati marchigiani iscritti a SPI FNP e UILP Marche. Una forza che vuole contribuire al benessere e allo sviluppo dell’intera comunità marchigiana»

«Il Presidente Ceriscioli dovrebbe stupirsi della pazienza che abbiamo dimostrato finora – prosegue Mario Canale, Segretario generale della FNP Marche – piuttosto che di questa manifestazione. Finora il sindacato dei pensionati ha dimostrato grande responsabilità, ma da domani sarà “tolleranza zero” contro le promesse mancate e le decisioni unilaterali della Regione».

Per Andrea Marini, Segretario generale della UILP Marche. «questo è il momento di riaprire il dialogo sociale sulla riordino della sanità. Condividiamo l’esigenza della riorganizzazione, ma questa non può tradursi solo in tagli ai servizi a discapito delle fasce più deboli, Servono anche investimenti sul territorio, sul sistema dell’emergenza e sui servizi socio sanitari».

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