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Superbonus, partiti 569 cantieri nelle Marche

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Edilizia nelle Marche

CNA Costruzioni di Ancona crede necessario fare il punto attuale in merito al Superbonus.

Innanzitutto bisogna ricordare qual è la finalità del Decreto che il Governo si era prefissato:

Mettere in sicurezza da un punto di vista statico vecchi edifici adeguando le strutture alle ultime normative con la ristrutturazione edilizia che prevede anche la completa demolizione (Zone B e C) o la normale ristrutturazione (Zone A).

In sintesi avere un patrimonio edilizio sicuro che di fronte a eventi sismici eviti l’esborso di denaro pubblico per la ricostruzione.

Rendere gli edifici da un punto di vista energetico molto più efficienti con conseguente risparmio energetico e minore impatto sul riscaldamento globale , facendo seguito alle direttive della Comunità Europea in tal senso.

Porre un freno al consumo di suolo per nuove edificazioni e recuperare quindi il patrimonio edilizio esistente già ampiamente sufficiente per le esigenze della popolazione attuale.

Purtroppo gli obiettivi di cui sopra che si era posto il Governo solo in parte avranno seguito. Perché?

Ad oggi nella Marche risultano partiti circa 569 cantieri. Se si considera che la regione Marche ci sono 225 Comuni, vuol dire che mediamente sono partiti 2,5 interventi per ogni Comune. Cioè nulla, ma perché?

Innanzitutto le procedure per l’approvazione dei progetti (accesso agli atti, rilievi, autorizzazioni, etc) le quali inoltre, per causa pandemia, hanno tempi estremamente lunghi. Solo con molto ritardo la procedura è stata semplificata.

In secondo luogo la messa in sicurezza dal punto di vista sismico (sismabonus), questione fondamentale del Decreto, è la meno applicata in quanto ha tempi di realizzazione estremamente più lunghi che difficilmente rientrano nelle scadenze della Legge in vigore.

Gran parte sono interventi dell’ecobonus e complessivamente per unifamiliari e piccoli condomini. Questo non era lo spirito della Legge.

Infine la questione più grave è l’ingiustificato aumento dei prezzi, con punte del 20 o anche del 30% e sistemi di pagamento da strozzinaggio come anticipi vertiginosi che piccole e medie imprese non sono in grado di affrontare.

Questo fatto, oltre a mettere in crisi le aziende artigiane che non hanno più margini, sta mettendo in difficoltà anche i “general contractor” che non hanno più margini.

Il Governo sta tentando di mettere mano a questo fenomeno ma con scarsi risultati.

Per concludere crediamo vada sottolineato che, indubbiamente, il Decreto è una spinta molto importante per il recupero del patrimonio edilizio ma, per le questioni di cui sopra, trova oggettive difficoltà di applicazione.

La proposta che la CNA costruzioni fa è quella di dare una proroga oltre il 2022, in tempi più brevi ed in proporzione ai tempi effettivi dell’edilizia. Ciò potrebbe essere anche un calmiere per l’aumento dei prezzi.



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