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Ricordo del martirio e dell’esodo Giuliano-Dalmata-Istriano, gli appuntamenti

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Ricordo del martirio e dell’esodo Giuliano-Dalmata-Istriano
Ricordo del martirio e dell’esodo Giuliano-Dalmata-Istriano

Prende il via il progetto, teso a rinnovare il “Ricordo” del martirio e dell’esodo Giuliano-Dalmata-Istriano, una delle più drammatiche vicende italiane alla fine del secondo conflitto mondiale di cui furono protagonisti gli italiani del confine orientale, che prevede in questa prima fase il coinvolgimento di 4 Comuni : Apiro, Falconara, Potenza Picena e Sirolo.
Gli eventi sono principalmente destinati ad una utenza giovanile, quella degli allievi delle scuole medie e superiori dei Comuni ospitanti, in modo che possano poi, insieme ai docenti, approfondire questo capitolo di storia anche sulla base delle recenti “Linee guida per la didattica della frontiera adriatica” ( circolare del Ministero P.I del 20 ottobre 2022)
Gli appuntamenti prevedono l’introduzione storica da parte dei componenti del Comitato ANVGD di Ancona: Franco Rismondo e Giuliano e Matteo Piccini.
A seguire lo spettacolo di RadioTeatro estremamente suggestivo ed emozionale, dal titolo “….quell’enorme lapide bianca” proposto dal doppiatore Luca Violini, su un testo originale di Paolo Logli.
Questo spettacolo, che ha debuttato in prima nazionale alla Camera dei Deputati nel 2009 presso la Sala della Lupa, è nato per dimostrare che non ci sono morti rossi, neri, né memorie di serie A o di serie B ci sono solo vittime, che sono persone. Con i loro affetti, i loro sogni, lo loro dignità. Persone che non ci sono più e che pretendono di essere ricordate per quanto di ingiusto e malvagio hanno subito. La storia, dolorosa ed a lungo dimenticata, è quella delle Foibe. A raccontarcela sono due amici: lo sloveno Ive e l’italiano Enrico in una conversazione intima e privata, caratterizzata da un dialogo molto intenso. Ne è venuto fuori qualcosa che non pretende di rispondere a un dramma così gigantesco. Si propone solo – come invoca Enrico verso la fine del testo – di appoggiare un fiore rosso sulla lapide che ognuno di noi ha nel cuore. Un metaforico fiore che non è vuota celebrazione o sterile omaggio alla memoria, ma che vuole scatenare una presa di coscienza della tragedia delle genti del confine orientale, attraverso uno spettacolo che ci stimola a capire e ricordare. Con la speranza che il ricordo ci aiuti impedire che cose del genere succedano ancora.

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